Cosmic Depths – Interviste – The Clearing Path

The Clearing Path - Gabriele Gramaglia
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A seguito dell’uscita dell’EP Abyss Constellationqui la nostra recensione, abbiamo intervistato Gabriele Gramaglia, mente e unico membro del progetto black metal The Clearing Path.

abyss constellation
The Clearing Path – Abyss Constellation

The Clearing Path è un progetto che sicuramente si farà strada nella scena metal italiana e internazionale, interamente retto da Gabriele Gramaglia, one-man-band come pochi se ne vedono negli ultimi tempi. Quello che viene tracciato è un sentiero nuovo che conduce oltre i consueti, se non desueti, orizzonti artistici. In quanto pioniere, guardi spesso indietro, alle strade già tracciate (anche da altri) o il tuo sguardo è rivolto esclusivamente verso l’inesplorato e l’ignoto? L’urgenza che anima le tue performances ha come tappa finale una “radura in fondo al cammino” o conta solo il viaggio?
Innanzitutto ti ringrazio per le gentili parole spese.
Premetto che a livello concettuale io tenda sempre a non rinnegare l’operato di chi mi ha preceduto, di chi con cura ha costruito basi e fondamenta – non rinnego la storia – ma come costoro hanno a loro tempo contravvenuto a regole e dogmi spezzando equilibri e clichè e quindi creando qualcosa di nuovo e rivoluzionario, allo stato attuale delle cose è necessario guardare avanti, altrimenti condanniamo la musica al ristagno. Ci vuole dinamismo e coraggio.
Tornando al mio operato mi sembra eccessivo l’epiteto di “pioniere”, poichè ritengo che nonostante io stia già cominciando a ritagliarmi i miei spazi all’interno dell’ ambiente musicale, ancora non sono stato tanto audace. Il mio scopo è comunque tuttavia di raggiungere appieno questa virtù.

Fare musica come unico componente di The Clearing Path, giudicando dai risultati, ti è congeniale. Lavorare insieme ad altri ti limita?
Purtroppo sì, ma è una condizione che desidero non sia tale per sempre, o comunque non in tutti i miei (eventuali) progetti futuri. Ogni tanto mi capita di trovare dei musicisti validi (di qualsiasi genere si tratti) e ho sempre piacere a fare delle jam con loro. Mi piace la sinergia, ma è un privilegio molto raro.

Esistono due tipi di solitudine, quella di chi è solo tra tanti “irriconoscibili simili” e la solitudine di chi si ritrova estasiato dal sublime e terribile infinito che sempre aleggia ai margini delle nostre esistenze. A quale tipo di solitudine pensi di poter ascrivere la produzione artistica che prende il nome The Clearing Path? E perché?
Penso che eticamente la solitudine sia attualmente la scelta più coerente in molti ambiti della mia esistenza, nondimeno sono altresì consapevole che le mie idee spesso siano frutto di silenti osservazioni della natura e del mondo che la circonda e queste avvengono in solitaria contemplazione e attenta sobrietà.
Penso che questo punto sia importante per me, perchè nel bene o nel male il mio stato mentale non è mai alterato da alcun tipo di sostanza stupefacente – oltretutto non è mia intenzione vagare per il mondo recitando la parte del poeta maledetto ubriaco – e questo garantisce che io sia sempre cosciente mentre affronto emozioni forti e certi aspetti della vita nelle loro più spigolose connotazioni. Tuttavia ciò più che avermi aiutato ad operare scelte più lucide spesso mi ha condannato ad esperire certi lati del limbo che sarebbe meglio non aver esplorato.

Ad ogni modo The Clearing Path descrive e penso sempre descriverà mondi prettamente fantastici; che essi siano creati in contrasto con quello che vivo o che ne proiettino fedelmente le sue delineazioni è francamente irrilevante. Importa che quello che ti ho descritto in precedenza contribuisce fortemente a determinare quello che sono e se The Clearing Path altro non è che un mio riflesso, allora è importante che non mi allontani troppo dalla mia identità. Considero le contaminazioni -musicali e non – come qualcosa da coltivare su un substrato che sia il più possibile solido.

Sicuramente The Clearing Path è frutto di una attenta maturazione. Quale è stata la fase embrionale che ti ha portato a tale pregevole risultato?
Dunque c’è da dire che le mie passate esperienze in gruppi musicali – che ritengo non particolarmente brillanti- hanno funzionato da innesco a successive reazioni, il classico rapporto causa/effetto che mi ha permesso di cominciare ad incamminarmi verso dove mi trovo ora.
Ma adesso l’importante non è tanto quello, quanto la vita e l’attenzione che pongo ad essa da qualche tempo: che si voglia andare oltre alla stessa (quindi evadere) o curarsi profondamente di afferrare ogni attimo che ci sfugge, per esperienza personale affermo che bisogna stare il più possibile sul pezzo, come se anche ciò che fosse irrazionale partisse da un’oculata negazione di ciò che invece è molto razionale.

Quale è il primo strumento musicale di cui ti avvali per provare le nuove idee che sopraggiungono? Se c’è, quale è la progressione cronologica che porta ad ultimare un pezzo?
Il mio strumento principale è la chitarra, ma sempre più spesso mi ritrovo ad avere idee che si sviluppano nella mia testa come tarli, soprattutto quando sono in giro. Ho preso quindi l’abitudine di portarmi dietro un blocco note per tracciare eventuali sketches senza perdermi nulla; anche le idee, come i momenti, sono piuttosto sfuggenti.

Quanto spazio dedichi all’improvvisazione? E in che rapporto sta l’improvvisazione allo studio e alla pianificazione delle tracce?
Evidentemente troppo poco, sono ancora troppo quadrato in questo. E’ uno di quegli aspetti che sto cercando di coltivare e che spero di poter fare emergere maggiormente in futuro.

Sei favorevole alla proliferazione ormai incontrollata delle mille etichette affibiate ai vari stilemi musicali o ritieni che la formazione di sempre più categorie e sottocategorie musicali aiutino la diffusione dei dischi?
Non lo sono, ma è inevitabile. Tuttavia, se le menti dei compositori fossero più votate alla ricerca di intenti piuttosto che alla ricerca di generi ed etichette da supermercato sarebbero molto più libere di scegliere e di esprimere.
E’ una bella responsabilità la libertà comunque. Siamo in grado di sottostarvi?

Come descriveresti la scena black italiana? È stato facile “far sentire la tua voce”?
Non mi piace parlare di scena, perchè ho assistito a troppi episodi di “proselitismo” – se mi concedi – ed io preferisco essere un lupo solitario. Inoltre non considero me stesso un monicker prettamente black metal, quindi non mi ubicherei in tale scena.
Ad ogni modo se devo farti il nome di un gruppo italiano che sta percorrendo un bel percorso, il primo che mi viene in mente è quello dei Selvans. Bestiali sul palco, ottimi musicisti e con alle spalle veramente un bel disco. Un altro che ti vorrei nominare è Antonio di Downfall of Nur, ragazzo italiano (ha meno di 20 anni!!) che vive in argentina il quale ci ha regalato uno dei dischi folk/bm più sopraffini degli ultimi tempi, ma non penso che possa essere incluso in una qualche scena.
Se dovessi pensare a qualche nome che viene dal passato ti direi Spite Extreme Wing, Janvs, Necromass, Gosforth.

La scelta estetica e cromatica degli artworks di Watershed Between Earth and Firmament e Abyss Constellation, primi due capitoli di una trilogia, risulta accattivante e misteriosa e mi ha subito ricordato i fasti norvegesi di Hvis Lysett Tar Oss. È solo frutto di suggestione oppure è voluto?
Non disdegno i fasti del suddetto artista norvegese, ma penso sia frutto di una suggestione. I miei concept se da una parte possiedono anche un’impronta paesaggistica, sono scevri da nazionalismi e folklorismi e utilizzano delle metafore per descrivere quello che si rivelerà essere un viaggio che ha luogo nel cosmo. E devo dire che è un certo tipo di teologia (oserei dire anche molto poco antropologica) semmai a guidare scelte estetiche/etiche.

Cosa possiamo aspettarci dal terzo capitolo della trilogia, se così possiamo chiamarla?
In realtà Abyss Constellation non è un vero e proprio capitolo della trilogia, è soltanto un ponte che collega il primo con il secondo capitolo. E’ l’istante che narra la genesi del viaggio, il distacco dal mondo terreno, ma è comunque un istante (questo spiega la sua corta durata). In poche parole è un’introduzione.
Nel prossimo capitolo aspettatevi molta più oscurità, perchè la creatura dopo essersi elevata con estrema potenza ed orgoglio si renderà conto di aver peccato di superbia ed il cosmo probabilmente non sarà così magnanimo con lei. La materia oscura la attende.

Grazie per la disponibilità. Concludi come preferisci.
Grazie a voi. A presto.

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