Manifesto

http://www.unpure.it/manifesto/

 

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Siamo agli inizi del XXI secolo, il mondo intero è sconvolto dalla tv generalista.

Sulla faccia della Terra le strade sono invase da umani con cuffie grandi più o meno quanto un amplificatore da festival.

I video ce l’hanno messa tutta ma non sono riusciti a uccidere le radio star mentre i tizi delle mtv prendono davvero soldi per nulla.

L’etere è intriso di bit delle condivisioni di brani che tutti hanno già ascoltato o che nessuno mai ascolterà.

La controversia Beatles-Rolling Stones è rimandata a data da destinarsi, il dj-set è invece sempre al solito posto, sempre alla stessa ora; il primo cocktail non è compreso nel prezzo, e neanche gli altri.

Il karaoke continua a spopolare e a mietere vittime, come ogni predatore che si rispetti si è evoluto. Nella sua forma più minacciosa è riuscito a ottenere un nuovo format: il talent show.

Dio è morto.

Il bomber e il chiodo puzzano ormai di naftalina, le sneaker fighe da due centoni puzzano e basta. In certi locali si entra solo con la cravatta.

Probabilmente Darwin ci ha nascosto qualcosa.

Nel Regno Unito l’anarchia non è proprio come la si voleva intendere. In Rue Morgue non ammazzano più nessuno e Charlotte adesso aspetta il giovedì sera per giocare a canasta con le vicine.

La pirateria continua a essere illegale, la pubblicità all’inizio di ogni brano purtroppo ancora non lo è.

Tuttavia la musica è sopravvissuta.

Ecco quindi UNpure, contenitore che nasce con l’intento di mettere in risalto quanto di buono continua, nonostante tutto, ad arrivare alle nostre orecchie.

Recensioni, interviste, approfondimenti, rubriche, racconti accomunati dallo stesso scenario: la buona musica.

Affronteremo diversi generi, anche apparentemente molto distanti tra loro, non ci si può definire dei “puristi”, si era capito, vero?

UNpure perché crediamo che in fondo continuare imperterriti a difendere la propria bandiera sia inutile quanto dannoso: le subculture sembrano ormai perdere d’importanza, di peso, d’impatto e questo vuole anche essere un modo per porre in risalto quanto ne resta, per tentare di riaccendere un faro sui loro aspetti che tuttavia, fortunatamente, continuano a rimanere più o meno visibili in un contesto eterogeneo e per dirlo all’inglese appunto “unpure”.

Senza opposti non vi è progresso.

Benvenuto quindi sulle nostre pagine dove parleremo, ci scontreremo, tenteremo di trovare punti d’incontro anche laddove sembrano non essercene.

Una playlist dalle diverse sfumature, multiforme, policroma, in una sola parola:

UNpure

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